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La nostra storia
La storia inizia nel 1928, grazie alla ferrea volontà del suo fondatore Angelo Gammella (classe 1908), giovane ventenne che decise di formare una società per la lavorazione della mozzarella di bufala, insieme ad altri suoi coetanei speranzosi ed ambiziosi. Quei giovani determinati intrapresero un'attività difficile e faticosa, destinata nel corso del tempo a trasformare e costruire la storia di quelle poche case, le così dette "comprese", ancora esistenti, costituenti il nucleo centrale e fondante della futura Battipaglia, poi conosciuta in tutto il mondo principalmente per la sua "mozzarella". Erano i giorni del dopoguerra, la prima mondiale, ed a seguire il difficile e disastroso periodo della seconda guerra mondiale, vissuta in pieno da Angelo Gammella che continuò ad utilizzare, per la lavorazione della mozzarella fino agli anni '50, la vecchia "cantina" ereditata dal nonno e poi dal padre Lorenzo. In seguito decise di ingrandire il caseificio per soddisfare al meglio le nuove richieste di mercato, trasferendosi così dalla cantina che si trovava direttamente su via Mazzini, nel vicolo retrostante, dove tutt'ora si trova il manufatto, perchè ancora oggi all'ingresso del caseificio c'è il grande piazzale voluto dal fondatore, uomo piccolo di statura ma grande di idee: « Quando arriva il carretto con i cavalli per scaricare il latte, c'è tutto lo spazio per girare agevolmente. »
Entrando oggi nel caseificio, troviamo subito la rivendita, di fronte lo studio e all'interno le sale di lavorazione, che hanno subito nel corso degli anni diversi cambiamenti per l'ammodernamento della struttura. Le sale della lavorazione, se potessero parlare, ci offrirebbero sicuramente un eccellente materiale con cui scrivere un bel libro sulla lunga storia di questo caseificio, sui sacrifici, sul dolore e la grande fatica di tutti coloro che si sono succeduti nel difficile mestiere di "casaro", tra queste mura che hanno visto intere generazioni di giovani imparare l'arte di realizzare la mozzarella. Dal 1950 in poi in queste sale si è sperimentata la formula peculiare della "mozzarella Gammella", infatti senza presunzione si può parlare di Scuola Gammella, caratterizzata da una fermentazione lenta per garantire un sapore delicato e leggero. Ancora oggi, in questi ambienti lavorativi, pare di udire sia il vociare di quei trenta, quaranta, a volte anche cinquanta persone intente al lavoro, sia i simpatici e divertenti aneddoti che la dicono lunga sulla convivialità e sul modo di lavorare di un tempo, basato sulla fiducia, sul rispetto e l'onestà. Un operaio molto affezionato a "don Angelo" racconta che quest'ultimo, allo scoccare delle ore 12, lasciava il lavoro per la pausa del pranzo, mentre tutti gli operai erano intenti a proseguire l'attività giornaliera (chi gridava, chi blaterava, chi cercava di svignarsela, chi diceva che la mozzarella non era pronta o altro … (proviamo ad immaginare la vivacità e il subbuglio di 50 operai !!!). Angelo invece salutava tutti, si fermava davanti al caseificio e con un fischio chiamava la moglie.
Osservando il cortile di fronte al caseificio si vede ancora oggi la loggetta dalla quale la moglie Gina, sposata il 13 settembre 1937, si affacciava per rispondere ogni santo giorno al fischio del pranzo. Da lì la paziente consorte controllava con molta discrezione tutto ciò che accadeva nel cortile e all'interno, come una castellana d'altri tempi, badando anche ai quattro figli nati dall'unione con Angelo, che per la peculiarità somatica sembrano di origine svedese, due belle femminucce e due maschietti: Lorenzo e Nunzio, la seconda generazione del caseificio, che affiancarono negli anni il padre fino alla sua prematura scomparsa il primo giorno di febbraio nel 1972. I due ragazzi, memori del grande esempio paterno e lavorando praticamente in simbiosi per onorarlo, diedero all'azienda un input diverso e si impegnarono a renderla più competitiva e fiorente, allargando sempre più gli orizzonti fino a renderla famosa. Il bellissimo rapporto fraterno tra Lorenzo e Nunzio continuò fino al 1984, quando a soli 42 anni Lorenzo morì prematuramente per un maledetto ictus non diagnosticato in tempo. Questa tragedia cambiò inesorabilmente le sorti del caseificio, venne a mancare il rapporto tra i due fratelli che era qualcosa di davvero speciale, tale da lasciare senza parole tutti quelli che ebbero la fortuna di vederli insieme, la loro storia è una bella testimonianza ed insieme una manifestazione commovente di amore fraterno: mai una gelosia tra loro, sempre invece una solidarietà e un'unione che solo alcune alchimie riescono a spiegare e la cui fine lasciò un grande vuoto nell'animo di Nunzio, già prostrato per la morte del padre, ma determinato a continuare l'attività in memoria dei suoi cari. Arriviamo così al 1993, anno in cui Nunzio sposa Lucia Arezzi e dalla loro felice unione nel 1994 nasce Davide, la terza generazione del caseificio, perchè Angelo e Tommasina, nati dalla precedente unione, hanno intrapreso altre attività lavorative, gestite magistralmente grazie all'abnegazione al lavoro ereditata dal padre. La nascita del terzogenito risveglia in Nunzio l'impulso ed il fervore di una ritrovata gioventù, con la voglia di continuare il sogno del padre e fare progetti per migliorare, grazie all'entusiasmo ed alla gioia che solo un figlio sa dare. Da ciò la necessità di trovare un nuovo equilibrio. Oggi Nunzio affiancato dalla moglie Lucia nell'attività, ha trasformato il caseificio, attuando una ristrutturazione totale del manufatto e realizzando un ammodernamento secondo le nuove regole sanitarie.
Contemporaneamente Nunzio ha rivoluzionato il suo precedente modo di essere imprenditore, maturato negli anni. La speranza nella continuazione dell’Azienda adesso è riposta in Davide sedicenne. Nunzio e Lucia hanno diversi progetti per il futuro, tra tutti quello di aprire nuovi mercati per la mozzarella tra le popolazioni dell’Africa ed aderire così a uno dei tanti progetti promossi dall'associazione internazionale Lions Club. Infatti dal 2009 Lucia è entrata a far parte di questa grande famiglia e tale appartenenza ha determinato una crescita positiva sotto tanti punti di vista, trasformando la sua vita e quella della sua famiglia in meglio. La conclusione di questo racconto è che la storia del caseificio Gammella non può prescindere dal rapporto speciale che il padre all’inizio ed i figli a seguire, hanno instaurato con la clientela. Un rapporto basato sulla gentilezza e sulla disponibilità verso il cliente: ciò confermato dalle intere generazioni di clienti che negli anni si susseguono al banco rivendita del caseificio Gammella.